1821 31 marzo. Nacque a Senise da Biagio Antonio e Rafaella Dursio.
1831 Nicola venne inviato, dallo zio sacerdote don Giuseppe Antonio, nel seminario di Anglona in Tursi, dove studiò lingue classiche, letterature e scienze.
1835 lasciò il seminario di Tursi per volontà dello zio e fu inviato a San Chirico Raparo presso il dott. Tortorelli, per apprendere l’arte medica fare pratica di “salassi e ventose”. Qui conobbe Carmela Barletta, il suo primo e più grande amore.
1837 lo zio lo mandò a San Giorgio Lucano presso sir Stigliano da Nova Siri per due anni, per fare pratica di medicina.
1840 viene mandato a Napoli al Collegio Medico per concludere gli studi di medicina.
1841 pubblico su Il Giornale Enciclopedico Napoletano il carme Al Cavaliere Sanfelice, L’Inno al Sole e La Fossa.
1842 Pubblicò sul primo numero della rivista Il Menestrello la poesia Il Menestrello.
1842 Nell’estate di quest’anno torna a Senise. Nello stesso anno morì lo zio sacerdote, don Giuseppe Antonio, e Nicola fu sciolto dall’impegno di diventare medico.
1844 Fu a Napoli per ottenere la laurea in Giurisprudenza. Negli anni precedenti secondo il Mari, Nicola fece pratica forense a Senise presso don Antonio Fortunato, mentre secondo altre fonti, tra cui De Vincentiis e Zaniboni, frequentò a Napoli gli studi forensi del Mancini e del De Augustinus. A questo periodo risale la sua amicizia con Alphonse de Lamartine. In questo periodo preparò la pubblicazione de Il Carmelo.
1845 divenuto ormai avvocato, si trasferì a Potenza per esercitare la professione forense. La sua più grande passione, però, rimaneva la poesia. In questo periodo scrisse Gentilesimo e Cristianesimo e si guadagnò la fama di avvocato nel processo a Giulia Pavese (altri studi, basati su un articolo del De Clemente, riportano questo processo come avvenuto nel 1853).
1847 Incontrò il verseggiatore torinese Giuseppe Regaldi e lavorò alla prima stesura de L’Inno al Mare Jonio. Sono di questo periodo anche i componimenti Per le nozze di Giuseppe Federico con Maddalena Donnaperna, L’Importuno e la prima stesura di Al Rossignuolo.
1848 scrisse la sua prima raccolta di poesie, dal titolo “L’Arpa lucana”. Per il Sole l’arpa rappresentava la poesia. Il 31 gennaio Ferdinando II promulgava la Costituzione e Nicola Sole scrisse Il Manifesto, tre ottave datate Potenza il primo dì della Costituzione; Alle Donne Lucane; La Guerra e All’Italia, oltre ai versi di Al Cittadino Alfonso Lamartine, In Morte di Niccola Maria Corbo e Non più Dormir sul Pigro Soglio, O Sire.
Nel maggio diede alle stampe la sua prima raccolta L’Arpa Lucana.
Nel dicembre terminò il componimento Sulla Tomba di Alessandro Poerio.
1849 Si iscrisse alla Giovine Italia.
1849 Viene compilata la lista Statella dal nome del Generale Enrico Statella, che stilò l’elenco degli attendibili per il Procuratore Generale presso la Gran Corte Criminale di Potenza. Nicola Sole si dette alla macchia, cioè alla latitanza che durò tre anni. Fu aiutato dalla marchesa Clarice Donnaperna alla quale dedicò il Sonetto alla Marchesa Donnaperna.
In questo periodo, tra il 1850-51, il Sole lavorò a La Commedia di Dante Alighieri, Tradotta in Prosa Italiana ad Uso di Giovinetti e delle Donne per Niccola Sole, di cui riuscì a completare solo due cantiche, e tradusse da Lamartine Ad un Ramo di Mandorlo.
1852 Si tenne il processo per i moti del ’48 (processo Maffei). La causa terminò con poche condanne ma si riaprì poco dopo a causa del ritrovamento di nuovi documenti di cui vennero in possesso i giudici tra cui alcuni scritti compromettenti a firma di Nicola Sole.
1853 Fu spiccato un nuovo ordine di arresto ma questa volta il poeta decise di consegnarsi alla giustizia e affrontò il carcere. Fu rinchiuso prima nel carcere di Lagonegro e poi in quello di Potenza. Fu rilasciato il 5 settembre dello stesso anno, ma la sentenza fu per lui ignominiosa e gli causò malessere e frustrazione.
“Viene rilasciato libero perché non temibile la meschinità di un poeta”. Così recitava la formula di assoluzione. Rimase a Potenza per alcuni mesi. Ritornò a Senise e cominciò per lui un periodo di ripiegamento interiore. Nicola rinuncia alla sua parte di eredità in favore del fratello prete per le sovvenzioni ricevute durante la latitanza.
1854 durante il suo soggiorno a Senise compose Rivederla!, un canto di amore e di nostalgia per Napoli e per una donna. In questo stesso anno compose Pensieri Poetici sull’Eloquenza del Foro Penale che dedicò all’avvocato Federico Castriota.
1855 nel luglio scrisse e pubblicò la traduzione del Cantico dei Cantici. Pur rimanendo a Senise il Sole collaborò, anche su invito dei Achille De Clemente, con diverse importanti riviste di Napoli. Pubblicò La Peccatrice sulla strenna Mergellina, La Storia di una Perla sul Poliorama Pittorico, Le Vergini e Il Primo Amore sull’Omnibus.
1856 a Senise compose La tomba del poeta, La Vita e Ad un Illustre Ecclesiastico, L’Amore (Cato Arabo) pubblicato sulla Ghirlanda.
1857 compose Al Sepolcro di un Amico o i Morte di Filippo Buccico, l’inno A San Luigi Gonzaga, A Leopoldo Tarantini, Le Arti, Salve al Magnifico Dentice, Su una villa.
Il 6 maggio di quest’anno maggio fu a Napoli.
Compose La Donna e L’Amore o In Morte di Emerenza Gillidos, Selim-Bey (il vecchio Murat-Bey), Epistola a G. De Blasiis, Le Due Madri, A Psiche. E inoltre Le Nozze e la Tomba o In Morte di Vincenza Sarli n. Cortese, La Storia di un Cuore, Le Bellezze di Reggio (libera versione di un’ode latina di Michelangelo Naldi), Ad un Mio Servo Estinto, Ad Un Poeta Inglese, Traduttore di una Armonia di A. Lamartine, Alla Gentile Giovinetta Elisa Materi, In Morte di Luigi Lablanche. La gran parte di queste composizioni vengono pubblicate sull’Iride.
Il 22 dicembre compose il Salmo Pel Tremuoto in Lucania. L’occasione fu il terribile terremoto che colpì la Lucania nella notte tra il 16 e il 17 dicembre 1857, con epicentro a Montemurro.
1858 nel gennaio compose All’Illustre Economista Comm. Ludovico Bianchini, e nello stesso periodo un’azione lirica in tre atti, Il Mercato di Smirne, episodio della vita di Byron, allorché questi, giunto a Smirne, comprò tutto un mercato di schive, che fece libere.
Tra il gennaio e l’aprile di quest’anno fu a Napoli il grande musicista Giuseppe Verdi accompagnato dalla moglie Giuseppina Strepponi, alla quale Sole dedicò A.G.S.V. Avventurata e cortese educatrice di rosignuoli.
In questo periodo Sole Compose La Preghiera del Poeta, che Giuseppe Verdi musicò. Il Verdi tornò a Busseto il 24 aprile e in quella occasione Sole compose l’Addio a Giuseppe Verdi. Dello stesso mese è la composizione Per l’Albo di Vincenzo Baffi. In questo periodo lavorò alla seconda stesura dell’Inno al Mare Jonio che dedicò a Michele Ungaro.
Nel luglio fu pubblicata la raccolta I Canti il cui ricavato andò alle vittime del terremoto del dicembre del ’57, mentre il costo della pubblicazione fu coperto dal giudice del quartiere di Chiaia Michele Ungaro. La raccolta si chiudeva con Il Viggianese.
La pubblicazione de I Canti fu un successo e valse a Nicola Sole la nomina nell’Accademia letteraria Arcadia con il nome di Leandro Abidense.
Pubblica su L’Omnibus il cantico Pel filo elettrico.
Nell’ottobre pubblicò Un’Ora e La Chiesetta di San Vitale o G. Leopardi.
In questo periodo il duca di Ventignano gli propose di scrivere una Cantata per le nozze di Francesco di Borbone Duca di Calabria, erede al trono del Regno delle Due Sicilie, e Maria Sofia di Baviera. Sole accettò seppur con una certa riottosità, e sottopose il testo alla censura della polizia che la mutilò e corresse in diverse parti.
1859 In gennaio compose Ad Una Stella che pubblicò sull’Iride. Sulla stessa rivista, il 10 aprile, pubblicò Il Negro. La malattia faceva sentire i suoi effetti. Gli era stato infatti diagnosticato lo scorbuto gentilizio e gli era stato consigliato di tornare a Senise per curarsi. Il poeta aveva rifiutato ma fu costretto a tornare al paese nella primavera di quest’anno. Qui compose Al mio Salice che pubblicò sull’Omnibus del 7 maggio.
Fu richiamato a Napoli negli ultimi giorni di giugno da un dispaccio telegrafico del duca e, pur essendo molto malato, raggiunse la capitale del Regno. Trascorso il tempo del lutto per la morte del Re Ferdinando II, avvenuta il 22 maggio 1859, si poteva procedere alla festa per le nozze del nuovo Re Francesco II di Borbone. La Cantata andò in scena il 26 luglio sotto il titolo L’Olimpo e il Walhalla o Danza Augurale. La rappresentazione non fu accolta con favore dai circoli liberali della capitale che erano fortemente ostili a Sole. Il giorno dopo sui muri di Napoli comparve la scritta “S’è oscurato il Sole di Napoli”.
Deluso e sconfortato il poeta a settembre si trasferì a Torre del Greco, anche per trovare sollievo dai tormenti della malattia, e lì compose Torre del Greco, e Sorrento o Torquato Tasso.
Tornò a Senise dove si spense l’11 dicembre di questo stesso anno avanzando il desiderio di essere sepolto accanto al salice che lui stesso aveva piantato accanto alla Chiesa dei Cappuccini in Senise e improvvisando i versi:
Udite del Poeta gli ultimi accenti:
Manca la luce all’occhio dei morenti!
A causa delle sue idee contro il Regno di Napoli fu incarcerato e, una volta liberato, tornò per un periodo a Senise.
Successivamente ebbe il permesso di tornare a Napoli dove scrisse la poesia “Pel tremuoto in Lucania” dedicata al disastroso terremoto che nel 1857 colpì la Basilicata e in particolare Viggiano. Nello stesso anno pubblicò la sua seconda raccolta di poesie dal titolo “Canti”.
Morì a Senise l’11 dicembre del 1859.
Le sue poesie più famose sono “Il viggianese”, l’Inno al mare Jonio” e la famosa “Preghiera del poeta” che fu musicata da Giuseppe Verdi.
L’iscrizione sulla lapide posta sulla parete della casa di Nicola Sole fu composta da Giovanni Bovio.